Benedettine di Priscilla

Ora et labora

Preghiera e lavoro: è questo l’equilibrio che scandisce la vita delle Benedettine di Priscilla, una vita incentrata sulla lode di Dio, nella celebrazione dell’Eucaristia e dell’Ufficio divino, e un lavoro a servizio della Chiesa, nell’umiltà e nella gioia di una vita veramente fraterna.

Fondate a Roma nel 1936, le Benedettine di Priscilla prendono il loro nome dal luogo dove è iniziata la loro congregazione, le Catacombe di Priscilla. Il loro fondatore, il sacerdote e archeologo Giulio Belvederi, era stato chiamato a Roma da papa Pio XI per fondare il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e le case custodi delle catacombe romane che venivano aperte al pubblico. Il desiderio del papa, che è divenuto poi la missione della comunità nascente, era di permettere ai cristiani di prendere contatto con le testimonianze di fede viva delle prime comunità cristiane che le Catacombe racchiudevano e di ravvivare così in loro la fede e la carità. Giulio Belvederi ha dato alle sue figlie, come guida di vita, la regola benedettina come la più aderente allo spirito del Vangelo e alla vita apostolica nella sua semplicità.

Chi siamo

Le Benedettine di Priscilla sono nate per guidare i visitatori nelle Catacombe di Priscilla dando loro l’opportunità di toccare con mano la fede che animava le prime comunità cristiane. Fedeli allo spirito del Concilio Vaticano II, le Benedettine hanno sempre offerto a tutti, non credenti e credenti di tutte le confessioni, un luogo di incontro e di comunione fraterna.

Attualmente, a causa dell’età avanzata delle sorelle, hanno dovuto assumere dei laici per guidare i pellegrini nelle Catacombe. Tuttavia continuano ad essere presenti, dando una mano ogni tanto anche con le visite, e accogliendo i visitatori con larghezza di cuore nella loro preghiera, che scandisce il ritmo della loro giornata. Ai gruppi che lo desiderano, aprono le porte della loro cappella per celebrare l’Eucaristia o un momento di preghiera, e la domenica e gli altri giorni festivi le celebrazioni liturgiche sono vissute in comunione con la parrocchia e con tutti coloro che vogliono unirsi alla loro preghiera.

La loro principale attività rimane quella del laboratorio, dove confezionano i paramenti sacri secondo l’antica tradizione che le sorelle si tramandano da una generazione all’altra: dalla scelta dei materiali (le stoffe, i filati) ai disegni dei ricami, alla cura dei dettagli, tutto è fatto interamente a mano, in un clima di silenzio e di preghiera.

Accoglienza dei pellegrini: Sin dalle origini le Benedettine di Priscilla hanno accolto e accompagnato i pellegrini che desideravano ritornare alle radici della loro fede. Seguendo la regola di San Benedetto, esse vedono Cristo in ogni persona che bussa alla loro porta.

Ancora oggi accolgono e fanno in modo che si possano accogliere i pellegrini che vengono in visita alle Catacombe di Priscilla, da cui prendono il loro nome. Insieme alle guide laiche, formate da loro, cercano di trasmettere ai visitatori non solo qualcosa del tesoro artistico, storico e culturale che la catacomba racchiude ma anche di mettere loro in contatto con la testimonianza forte e viva di questi primi cristiani, molti dei quali erano santi e martiri, di cui la Catacomba conserva il ricordo e la presenza.

Fino all’anno scorso le Benedettine di Priscilla accoglievano anche nel monastero di Montefiolo, gruppi o persone (preti, religiosi o laici) che cercavano uno spazio di silenzio e di meditazione per un tempo di ritiro.

Preghiera La vita delle Benedettine di Priscilla è scandita dal ritmo della preghiera e in particolare della preghiera corale, vissuta in comunità. Oltre alla preghiera personale, infatti, le sorelle si ritrovano nella loro cappella cinque volte al giorno per l’ufficio divino: al mattino, è il canto delle lodi che apre la giornata, seguito immediatamente dalla celebrazione dell’Eucaristia. Prima di iniziare la giornata di lavoro, il canto dell’ora sesta. A mezzogiorno, suonata la campana, l’ufficio dell’ora media, cui seguono il pranzo e la ricreazione comunitaria. Infine la sera, il canto del vespro con l’ufficio delle letture e, dopo cena, la compieta segnano la fine della giornata, in azione di grazie per le persone incontrate, i doni ricevuti, il lavoro compiuto. Ogni giovedì vivono insieme anche l’adorazione eucaristica, tutto il pomeriggio, per pregare per le vocazioni.

Giulio Belvederi

Giulio Belvederi nacque a Bologna il 3 aprile 1882 da Luigi Belvederi e dalla contessa Vittoria Delfini Dosi. Secondo di nove fratelli, prese la decisione di farsi sacerdote dopo la licenza liceale classica conseguita presso il Collegio San Luigi di Bologna retto dai Barnabiti. Ai genitori la notizia fu comunicata dallo zio materno, il Cardinale Vicario Pietro Respighi, che li rassicurò sulla fondatezza della vocazione del figlio. Entrò così nel 1900 nel Seminario Pio di Roma, dove ebbe come compagno di studi Angelo Giuseppe Roncalli.

Fu ordinato sacerdote il 17 dicembre 1904 dallo zio cardinale. Nel 1905 si laureò in Sacra Teologia, mentre frequentava i corsi di Diritto all’Apollinare. Chiamato poco dopo a Bologna come segretario del Cardinale Domenico Svampa, rimase al suo servizio fino alla morte del porporato, avvenuta nel 1907. Insegnò poi Sacra Scrittura ed Ebraico nel seminario diocesano, continuando a coltivare la passione per l’archeologia. Fu, inoltre, per diversi anni redattore de “L’Avvenire d’Italia”. Nel dopoguerra Belvederi continuò la sua attività culturale e di insegnamento, oltre che come guida spirituale degli studenti e degli universitari cattolici: proprio quest’ultima attività lo portò ad entrare in relazione con la giovane Margherita Marchi, che divenne sua figlia spirituale e che collaborò con lui alla fondazione della Comunità delle Benedettine di Priscilla.